LAB23 e Arredo Urbano: la culla dell’azione sociale 2018-11-06T15:59:58+00:00

LAB23 e Arredo Urbano: la culla dell’azione sociale

Arredo urbano, arte, design, cultura: LAB23 è un’industria creativa nata per soddisfare le esigenze del mercato dell’arredo urbano di nicchia, quello che anima le città, abbraccia i comuni, vive di edilizia, aree metropolitane, territorio comune, spazi verdi, strutture urbane italiane ed internazionali.

“L’arredo urbano è uno degli strumenti più usati per intrattenere rapporti sociali: le abitazioni sono sempre più piccole, le persone hanno bisogno di respirare, di evadere. Studi scientifici dimostrano che stare all’aria aperta influisce positivamente sulla psiche: l’arredo urbano quindi è cura per l’anima, è spazio condiviso, è relazione. Le aree verdi, gli spazi aperti, i giardini con le fioriere sono luoghi  di incontro e più il luogo diventa stimolante, più si respira serenità”

(STEFANO VIVAN)

LAB23 è un ambiente nato proprio per creare l’ambiente: attraverso un progetto che associa più servizi, vuole trasformare lo spazio e i siti comuni in un contenitore di emozioni con un valore aggiunto, il dettaglio.

Uno dei  core business di LAB23 è, infatti, proprio la panchina: per Stefano Vivan, il titolare, essa è un luogo d’incontro. La sua mente va all’immagine di due vecchine che parlano tra loro, sedute, allegre o tristi ma pronte a condividere tra loro ricordi e preoccupazioni della vita.

La panchina è anche luogo di lavoro. Stefano immagina ancora quello che vede ogni giorno: persone che lavorano al pc, che si connettono con il tablet o con lo smartphone. Persone che consumano una frugale pausa pranzo. Persone che aspettano. Persone che osservano la vita che passa davanti. Persone che si riposano e poi riprendono un viaggio, qualunque esso sia.

Le panchine per lui sono design ma sono anche creatività e connessione con il mondo.

“I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”

(LEONARDO DA VINCI)

LAB23 lancia un’immagine innovativa di arredo urbano basata sulla nuova visione della città: l’espressione artistica fondata su design, estetica, funzionalità, materiali di qualità.

Per la realizzazione dei prodotti da arredo viene utilizzato, su richiesta, un materiale ancora poco conosciuto nel mercato del settore, ideato per chi ama l’innovazione e non teme il cambiamento: la proposta ai committenti è un prodotto nuovo, con peculiarità impermeabili e un prezzo che permette di fare la differenza.

Nei nuovi cataloghi, per garantire un prodotto finale adatto a ogni utilizzo e a ogni committenza, sarà possibile scegliere di realizzare i prodotti in cemento, che può essere di composizione naturalmente liscia o con la personalizzazione desiderata (effetto tessuto, effetto iuta, effetto legno…)

“Gli artisti veramente superiori giudicano senza pregiudizi di scuola, di nazionalità di tempo. Se gli artisti del Nord e del Sud hanno tendenze diverse, è bene siano diverse”

(GIUSEPPE VERDI)

Ciò che differenzia LAB23 dagli altri produttori dello stesso genere è la filosofia di pensiero di Stefano che ha scelto di lavorare con designer di diversa nazionalità, cultura e stile: se si vuole trattare con il resto del mondo, non ci si può limitare a una sola linea creativa. Il bello è soggettivo, è diverso a seconda del gusto personale, del settore, del luogo, delle sensazioni: lavorare con più menti è una “conditio sine qua non” per confrontare città, mondi, culture e forme di stile.

“L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela del ragno”

(PABLO PICASSO)

“Once upon a time…”

Tutto inizia nel 1958 quando nasce “Veneta Plastica”: fino al 1996 la fabbrica produce impianti galvanici per aziende orafe e sbarca il lunario senza grandi pretese.

Nel 1996 accade che un padre decide di supportare suo figlio in un progetto per il suo futuro: nel momento in cui Veneta Plastica sta per “chiudere i battenti”, lo aiuta a rilevare la piccola fabbrica.

Stefano Vivan, in quegli anni, è un giovane ragazzo appena diplomato, iscritto alla facoltà di giurisprudenza ma spinto da una passione che denota da sempre il suo spirito sognatore: quella di vedere in grande, di creare qualcosa che faccia la differenza.

Inizialmente Stefano prosegue l’attività che l’azienda aveva iniziato ma fondamentalmente non si immagina in uno studio legale e non si sente appagato nemmeno nel suo piccolo ufficio che sa di vecchio e non si sposa con i suoi sogni: sceglie di cambiare strada, di chiudere con gli impianti la cui produzione non rientra nelle sue passioni ne competenze e si lancia in un mercato che lo vede protagonista di un idea nuova: il contenitore di pile.

“C’e ancora qualcuno, dopo tanti anni, che si ricorda del mio primo impiegato. Il garzone simpatico e tuttofare che rispondeva al telefono. Quello che quando si andava in fiera non si faceva mai vedere ma tutti mi chiedevano di salutare. LUCA. Nessuno lo ha mai conosciuto davvero perché Luca ero io.”

Sembra banale, inventarsi qualcuno che lavora per te. Eppure Stefano ha iniziato così, cosciente che per creare un’azienda bisogna fare tanta gavetta, risparmiare sul personale, investire sui materiali e sulle idee.

Negli anni la società è stata divisa con il fratello e poi con altri soci ma Stefano non ha mai mollato. Lui c’era prima che esistesse LAB23: ne è il creatore, il fondatore, la mente, il persecutore.

Il primo vero successo arriva quando inventa il cestino per la raccolta differenziata: nel 2004 il Comune di Atene chiede di fornirgli un suo prodotto, il TRIBIN.

Nel 2006, il successo si ripete, con la fornitura dei cestini al Comune di Torino ai giochi olimpici di Torino.

Nel 2007, dopo aver vinto una gara d’appalto della S.N.C.F. (Ferrovie di Stato Francesi)  con il quale si è garantito la fornitura dei cestini per 5 anni nelle loro stazioni, nonostante il fatturato fosse assicurato, Stefano segue il suo cuore e fonda LAB23, anche se la prima linea di arredo era già stata fatta disegnare nel 2001, quando l’idea di uscire dalle linee standard richieste dalle pubbliche amministrazioni, lo aveva invogliato a rischiare e a puntare su qualcosa di diverso, che fosse di design.

A quei tempi i clienti tipo erano quasi esclusivamente l’azienda municipalizzata e l’ufficio ambiente del comune. Le committenze arrivavano attraverso bandi di gara e appalti ma Stefano voleva andare oltre, produrre qualcosa di nuovo di nicchia: ora le pubbliche amministrazioni restano un committente importante, ma LAB23 realizza pezzi anche per architetti e committenti privati che cercano innovazione e stile per arredare le città.

 “Un business deve essere coinvolgente, deve essere divertente e deve esercitare il tuo istinto creativo”

(SIR RICHARD BRANSON)

Nel 2009, Stefano presenta LAB23 al Fuori Salone di Milano.

È questa l’occasione per esprimere al meglio la sua passione artistica e far combaciare un evento mondano con la nascita di quella che è l’azienda che aveva sempre sognato, fatta di pezzi d’arredo originali, tecnologie, ambienti sopraffini e persone.

Stefano, infatti, ha sempre immaginato così l’arredo urbano, con gli occhi di un sognatore che lavora e vive in un contesto reale: un grande spazio fatto di persone che si incontrano e vivono l’ambiente con passione, che lavorano, che interagiscono, che si fermano, si siedono, osservano senza fermarsi mai davvero.

Poter esordire in un sito arredato “ad hoc”, con la stampa, la televisione, il pubblico, contornato da ciò che è bello, è stato per Stefano l’inizio di un percorso nuovo, fatto di idee, artisti, territorio, piazze, eventi, cultura.

Un’emozione simile ma ancora più intensa, si è ripetuta nel 2013 durante il magico incontro con Zaha Hadid: la sua panchina realizzata per LAB23 e presentata al Fuori Salone è stata, grazie anche presenza in Fiera dell’artista di fama nazionale, una di quelle emozioni indelebili, cariche di orgoglio, che hanno lasciato un segno nella vita professionale e personale di Stefano e nella storia della sua azienda nata per essere uno spiraglio di fresca innovazione all’interno di un settore dove vigeva il catalogo.

Ciò che conta è fare la differenza, uscire dallo standard, dal luogo comune, dal “copia e incolla”. Perché la creatività, per Stefano, va applicata a “regola d’arte”: l’arredo urbano è ispirato dal luogo e delle sensazioni che esso trasmette. Non è duplicabile. È unico.

“Dove si crea un’opera, dove si coltiva un sogno, si pianta un albero, si partorisce un bimbo, là opera la vita e si è aperta una breccia nell’oscurità del tempo”

(HERMAN HESSE)

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